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Il trattamento nutrizionale del Binge eating disorder – disturbo da alimentazione incontrollata

Riconoscere e consigliare un trattamento adeguato a persone affette da disturbo dell’ alimentazione incontrollata è spesso più difficile che per gli altri disturbi alimentari.
Questo perché spesso si tratta di soggetti con un BMI alto che subiscono dalla società e dai professionisti della salute uno stigma legato al peso e alla forma corporea e, contrariamente a quello che spesso traspare dall’ immaginario collettivo, si tratta di persone che hanno una grande spinta verso il dimagrimento. Inoltre nella battaglia collettiva all’ obesità si è sempre più alto il rischio di non prendere in considerazione la salute psicologica del singolo e di finire per identificarlo solo come la su condizione fisica. Nel caso questo si avvicini a quello che vivi ti consiglio di rivolgerti a professionisti sanitari “Health at every size”.

I criteri diagnostici

Attualmente il punto di riferimento per le diagnosi di malattie psichiatriche, quali sono anche i disturbi del comportamento alimentare, è il Manuale diagnostico statistico per i disturbi mentali nella sua quinta edizione dell’ American Psychiatric Association. Per quanto riguarda i criteri diagnostici del disturbo da alimentazione incontrollata, attiualemnte, recita:

Disturbo da binge-eating (noto anche come disturbo da alimentazione incontrollata)

  1. Ricorrenti episodi di abbuffate. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi gli aspetti seguenti:
    1. Mangiare, in un periodo definito di tempo (per es., un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili.
    2. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si sta mangiando).
  2. Gli episodi di abbuffata sono associati a tre (o più) dei seguenti aspetti:
    1. Mangiare molto più rapidamente del normale.
    2. Mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni.
    3. Mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati.
    4. Mangiare da soli perché a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando.
    5. Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o assai in colpa dopo l’episodio.
  3. È presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate.
  4. L’abbuffata si verifica, in media, almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
  5. L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di bulimia nervosa o anoressia nervosa.

L’ indice di gravità del disturbo attualmente è legato alla frequenza delle abbuffate durante la settimana.

Cosa è e cosa non è il disturbo da alimentazione incontrollata

Come si può facilmente intuire dai criteri diagnostici non stiamo parlando di immagini rocambolesche di banchetti simili a quello di Trimalcione nel Satyricon, bensì di una patologia psichiatrica il cui nucleo è molto vicino agli altri disturbi del comportamento alimentare.

Generalmente le persone affette da questa patologia hanno uno spiccato senso di vergogna e di colpa verso il loro corpo e il loro peso, qualsiasi esso sia.
Sono persone con una bassa autostima e con un basso senso di auto- efficacia.
Capiterà spesso che si vergognino di mangiare davanti ad altre persone, giudicando aspramente la porzione che si mettono nel piatto nel timore di cosa possano pensare gli altri.
Spesso sono persone che ricorrono più volte nel corso della vita a diversi tipi di professionisti nell’ intento di cambiare la propria forma corporea attraverso tentativi più disparati che possono andare da professionisti della nutrizione accreditati a personaggi più o meno improvvisati fino ad arrivare agli interventi chirurgici.

Spesso il livello e la vergogna legati al disturbo sono talmente alti da portare la persona a mangiare di nascosto quando è solo o in luoghi e momenti “sicuri”.
Talvolta le abbuffate possono essere scatenate da tentativi di perdere peso, più o meno congrui.

Quello che distingue le persone che hanno un disturbo del comportamento alimentare di questo tipo e persone con un comportamento alimentare disturbato ( che sembrano la stessa cosa non lo sono affatto) è l’ intensità del disturbo e la compromissione qualità della vita.

Questo significa che per il soggetto la sofferenza e le emozioni generate dal disturbo saranno totalizzanti e andranno a intaccare sempre più il resto della vita.
Il disturbo da alimentazione incontrollata seppur in modo più succube e silente può generare lo stesso livello di sofferenza fisica e psicologica degli altri disturbi alimentari e anche per questo motivo non va sottovalutato.

Il Binge eating disorder non fa parte dell’ elenco dei disturbi alimentari per caso, si tratta di una patologia che spesso ha bisogno si di un’ intervento per la riabilitazione nutrizionale, ma anche di un intervento psicoterapeutico e spesso psichiatrico per poter giungere alla remissione della patologia.

Si può guarire dal binge eating disorder?

Il concetto di guarigione quando di parla di disturbi alimentari è spesso labile e confuso.
Mi sento di dire che trattandosi di disturbi legati al singolo la possibilità di guarigione è legata alla durata di malattia, la presenza di commorbilità di patologie psichiatriche e non, la propensione al cambiamento, la possibilità di sostegno sociale.

Quando si parla di guarigione non si parla di meri cambiementi di peso o di forma corporea bensì della remissione dei sintomi psicologici e comportamentali e il non rientrare più nei criteri diagnostici.

Allo stesso tempo è necessario che quando parliamo di guarigione non ci si può aspettare che il cambiamento avvenga in una notte o che si passi da un quadro di disturbo conclamato ad uno di comportamento alimentare “perfetto”.
È probabile che anche dopo la remissione della malattia il rischio di ricadute o di instaurare comportamenti alimentari disturbati sia più alto che in altri soggetti, sebbene se il trattamento del disturbo è adeguato è altresì probabile che si abbiano gli strumenti sia per riconoscere i segnali di una ricaduta e chiedere aiuto in modo tempestivo sia per gestire le situazioni scatenanti il altro modo.

Il ruolo del dietista

Perché la riabilitazione nutrizionale è un pilastro del recupero dei disturbi alimentari, il ruolo del dietista all’ interno del team multidisciplinare è importante.
I dietisti contribuiscono in molti aspetti del trattamento di cura dei dca.
Alcune delle funzioni che possono può avere nel trattamento dei dca sono:

-valutare gli attuali schemi alimentari e condividere i risultati con altri membri del team.
– sviluppare un piano individualizzato di miglioramento per ricostituire le carenze nutrizionali e promuovere un’alimentazione e una crescita ottimali.
– aiutare il paziente a determinare come attuare le raccomandazioni nutrizionali necessarie.
– identificare torti e sentimenti disfunzionali e dannosi riguardo al cibo, al cibo e alle dimensioni del corpo, nonché i deficit di conoscenza e abilità che impediscono al paziente di attuare raccomandazioni.
– spiegare il ruolo di una corretta alimentazione e nutrizione nel benessere fisico e mentale e fornire istruzione per sfidare inesatte credenze sul cibo.
– riferire informazioni sullo stress della vita sottostante a un professionista della salute mentale.
– offrire attività di apprendimento attivo quando appropriato, come cucinare, mangiare o fare la spesa, per curare l’insegnamento di nuovi comportamenti e l’accettazione di compiti e ambienti legati al cibo. Modellare il cibo appropriato in interventi esperienziali condivisi come ad esempio i pasti al ristorante.
– comunicare frequentemente con altri membri del team di trattamento interdisciplinare, compresi i familiari.
– educare i genitori e gli operatori sanitari riguardo ai disturbi alimentari e all’alimentazione in relazione al piano di trattamento e alle esigenze di recupero.
– insegnare lezioni nutrizionali di gruppo ai pazienti, alla famiglia e ai caregiver e condurre discussioni sulla nutrizione di gruppo che si occupano dell’alimentazione disfunzionale e promuovono un’alimentazione migliore.

Il trattamento nutrizionale del disturbo da alimentazione incontrollata

Inizio con uno spoiler: La soluzione NON è dimagrire!
Come per ogni disturbo del comportamento alimentare la chiave del trattamento nutrizionale è bensì legata al la normalizzazione del comportamento alimentare.

Questo significa che mentre all’ interno del percorso riabilitativo il ruolo del dietista non sarà banalmente soltanto misurare il peso o prescrivere un piano di trattamento come può avvenire in altri contesti.

La valutazione nutrizionale

La valutazione nutrizionale nel caso di un disturbo da alimentazione incontrollata includerà oltre alla raccolta di tutte le informazioni più adeguate rispetto alla storia del paziente, la storia clinica e tutti gli aspetti legati alla storia del peso e dell’ alimentazione e della nutrizione anche l’ indagine riguardo agli eventi scatenanti gli episodi di perdita di controllo e i sentimenti e le emozioni legate sia a questi eventi che all’ alimentazione e il peso in generale.

All’ interno della valutazione nutrizionale sarà inclusa anche la raccolta di peso e altezza e se possibile della composizione corporea.
Così come per gli altri disturbi alimentare non è necessario che il dietista renda partecipe il paziente del peso rilevato, nel caso in cui la conoscenza di quel numero possa creare disagio o sofferenza tale da complicare il percorso di trattamento.

Intervento nutrizionale

Sulla base della valutazione della nutrizione e delle informazioni da parte di altri professionisti che lavorano con ciascun paziente, il dietista e il team del trattamento pianificheranno come procedere con un intervento nutrizionale.

Sebbene le diagnosi nutrizionali possano variare da paziente a paziente, gli obiettivi degli interventi nutrizionali tendono ad essere molto simili.
Questo perché un’alimentazione coerente, di base, nutriente, equilibrata, varia, moderata è la base per il recupero da tutti i disturbi alimentari.

Il dietista dietista svolge un ruolo in ciascuna di queste aree di obiettivi, con il maggiore impatto nelle aree di miglioramento dello stato nutrizionale e di alimentazione “normalizzata”.

Poiché la capacità di un paziente di partecipare al recupero del disturbo alimentare dipende da un nutrimento adeguato a supporto del pensiero coesivo; la stabilità nutrizionale è una priorità soprattutto rispetto alla sicurezza fisica e alla stabilità medica.

gli obiettivi finali del trattamento includono:
– stabilità medica e fisica e ripristino della salute fisica;
– alimentazione “normalizzata” (non restrittiva), compresa la varietà, l’equilibrio e l’adeguatezza nutrizionale senza rigide linee guida su quando, come e perché mangiare o evitare determinati alimenti.
– attività fisica “normalizzata”, (non eccessiva, compulsiva o evitata) non utilizzata come metodo di compenso o in caso di lesioni e con adeguato apporto nutrizionale per alimentare le attività fisiche;
– assenza di comportamenti di compenso
– sani “meccanismi di coping” (modi di gestire lo stress) per lo stress che in precedenza ha innescato comportamenti di disturbo alimentare
– miglioramento della salute mentale
– struttura sociale di supporto in atto per prevenire le ricadute durante lo stress

Pianificazione dei pasti e alimentazione intuitiva

Se hai familiarità con l’ approccio “nondiet”, “health at every size” (salute di ogni dimesione) o filosofie di alimentazione intuitiva, potresti temere che la pianificazione dei pasti per un individuo con un disturbo alimentare sia l’equivalente di “mettersi a dieta”.
Poiché le diete ipocaloriche sono il fattore scatenante di molti disturbi alimentari, è consigliabile evitare di incoraggiare ulteriori comportamenti a dieta. Tuttavia, un piano alimentare elaborato non dovrebbe essere considerato l’equivalente di una dieta, poiché presenta differenze sostanziali.
Sebbene il tuo obiettivo finale sia che il soggetto sia in grado di mangiare in modo intuitivo, cioè basato su segnali interni, preferenze di gusto personali e mutevoli esigenze individuali, nella maggior parte dei casi questo non può essere l’ intervento nutrizionale iniziale. La stragrande maggioranza dei pazienti in cura per il trattamento di un disturbo alimentare ha bisogno di una sorta di struttura per riapprendere i segnali della fame appropriati.
Anche se un individuo inizialmente esprime il desiderio di seguire gli indizi interni piuttosto che un piano alimentare, non è probabile che abbia segnali e risposte normali che sarebbero necessari per farlo.
Le abitudini di lunga durata e le regole alimentari sono difficili da violare, anche quando si ha una notevole educazione alimentare.
È difficile connettersi con segnali interni dopo mesi o anni di ignorare la fame limitando o spingendo la pienezza eccessivamente quando si mangia in modo incontrollato. L’ansia per il cibo e gli ormoni dello stress che questa innesca interferiscono con la capacità di percepire fame e pienezza. Sazietà precoce, svuotamento gastrico ritardato, gonfiore o nausea possono essere interpretati erroneamente come “pienezza” e quindi un motivo per smettere di mangiare troppo presto o per compensare.

L’ educazione alimentare

L’educazione alimentare per il disturbo da alimentazione incontrollata, si concentrerà probabilmente sul fornire informazioni nutrizionali di base nel contesto dell’alimentazione quotidiana, degli effetti fisici e nutrizionali dei disturbi alimentari e della riabilitazione nutrizionale, sull’ attuazione delle raccomandazioni nutrizionali (come la spesa e la preparazione degli alimenti) e nutrimento a lungo termine, piuttosto che su calorie, grammi di grassi o singoli nutrienti.

principi di buona alimentazione

I principi di base di una buona alimentazione forniscono un quadro chiaro e logico per dissipare le preoccupazioni di tutti i soggetti coinvolti. A differenza di un individuo sano, per il quale i principi nel loro insieme sono una guida, il paziente deve vedere i principi come passi, incontrandoli uno alla volta e in ordine. Applicati al recupero dei disturbi alimentari, i principi di una buona alimentazione si basano l’uno sull’altro, dando la priorità alle necessità e presentando una nuova sfida man mano che ciascun obiettivo viene raggiunto.

Questi principi devono essere adottati in sequenza al fine di fornire una solida base per il recupero a lungo termine.

principiocriteri per il completamento e la progressione al prossimo principio
1. adeguatezzaGli apporti durante le ore di veglia è sufficiente per soddisfare le esigenze energetiche della vita quotidiana, l’attività fisica volontaria e gli obiettivi di peso.
2. equilibriol’assunzione comprende almeno una selezione per ogni gruppo alimentare ed è sufficiente per soddisfare le esigenze dei macronutrienti.
3. varietàl’assunzione comprende diverse / molte / la maggior parte (a seconda dei casi) di ogni gruppo alimentare ed è sufficiente per soddisfare le esigenze dei micronutrienti.
4. moderazionel’assunzione non supera le quantità raccomandate di alimenti, nutrienti o sostanze bioattive o non nutritive.
5. densità dei nutrientil’assunzione è principalmente (non esclusivamente) composta da alimenti ricchi di nutrienti.
6. autonomiaintake si basa sulle preferenze personali piuttosto che sulle aspettative degli altri. i fattori nutrizionali sono considerati nella pianificazione dei pasti, piuttosto che problemi di peso, ossessioni o convinzioni irrazionali. il rimpianto dopo aver mangiato è gestibile e non comporta comportamenti compensativi.
7. fiducial’assunzione è spontanea e si basa su segnali interni piuttosto che su un programma fisso. i pasti non devono essere pianificati in anticipo. le decisioni possono essere prese nel momento su cosa, quando e quanto mangiare. la partecipazione ad attività sociali e di altro genere non ruota attorno a ciò che sarà disponibile. le scelte sono quasi sempre fatte senza rimpianti.

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